Epicondilite laterale: cause, sintomi e trattamenti del “gomito del tennista”

Pubblicato il 8 maggio 2026 alle ore 08:10

L’epicondilite laterale, comunemente conosciuta come gomito del tennista, è una delle cause più frequenti di dolore nella regione esterna del gomito.

Nonostante il nome, non interessa solo chi pratica tennis: può colpire lavoratori manuali, sportivi, professionisti che utilizzano molto mouse e tastiera, musicisti, cuochi, artigiani e chiunque esegua movimenti ripetitivi di presa, sollevamento o rotazione dell’avambraccio.

Dal punto di vista clinico, l’epicondilite laterale è oggi considerata più correttamente una tendinopatia inserzionale degli estensori del polso, in particolare del tendine dell’estensore radiale breve del carpo, che si inserisce sull’epicondilo laterale dell’omero. Il problema non è sempre una semplice “infiammazione”, ma spesso una condizione da sovraccarico, microtrauma ripetuto e alterazione degenerativa del tendine. Il trattamento conservativo è efficace nella grande maggioranza dei casi, con un successo nel 80-95% dei pazienti

Cos’è l’epicondilite laterale

L’epicondilo laterale è una piccola prominenza ossea situata nella parte esterna del gomito. In questa sede si inseriscono alcuni tendini dei muscoli estensori dell’avambraccio, fondamentali per estendere il polso, sollevare oggetti, stringere la mano e stabilizzare il braccio durante molte attività quotidiane.

Quando questi tendini vengono sottoposti a carichi ripetuti o non adeguatamente gestiti, possono svilupparsi dolore, perdita di forza e difficoltà funzionale. Il paziente spesso riferisce dolore durante gesti apparentemente banali, come aprire una bottiglia, stringere una maniglia, sollevare una busta della spesa o utilizzare utensili da lavoro.

Sintomi principali

I sintomi più comuni dell’epicondilite laterale sono:

  • dolore localizzato sulla parte esterna del gomito;

  • dolore che può irradiarsi lungo l’avambraccio;

  • fastidio durante la presa o il sollevamento di oggetti;

  • riduzione della forza nella mano;

  • dolore nel ruotare una chiave, aprire un barattolo o usare il mouse;

  • peggioramento con attività sportive o manuali ripetitive;

  • dolorabilità alla palpazione dell’epicondilo laterale.

In alcuni casi il dolore può diventare persistente, comparire anche a riposo e limitare in modo significativo le attività lavorative o sportive.

Cause e fattori di rischio

L’epicondilite laterale è spesso legata a un disequilibrio tra carico applicato al tendine e capacità del tendine di tollerarlo. Le cause più frequenti includono:

  • gesti ripetitivi di presa e torsione;

  • sovraccarico sportivo;

  • tecnica non corretta negli sport con racchetta;

  • utilizzo prolungato di strumenti manuali;

  • lavori che richiedono forza di presa;

  • ripresa troppo rapida dell’attività dopo un periodo di inattività;

  • deficit di forza e controllo muscolare dell’avambraccio e della spalla.

Non è quindi solo una patologia “del gomito”, ma spesso il risultato di un problema funzionale più ampio che coinvolge avambraccio, polso, spalla e gesto tecnico.

Diagnosi

La diagnosi è prevalentemente clinica. La visita ortopedica permette di valutare la sede del dolore, la forza, la mobilità articolare, i test provocativi e la presenza di eventuali diagnosi alternative.

Tra le condizioni da distinguere dall’epicondilite laterale ci sono:

  • compressione del nervo radiale;

  • patologie cervicali con dolore irradiato;

  • artrosi del gomito;

  • lesioni legamentose;

  • tendinopatie associate;

  • dolore riferito da spalla o rachide cervicale.

Gli esami strumentali non sono sempre necessari. Tuttavia, in caso di dolore persistente, quadro atipico o mancata risposta alla terapia, possono essere utili ecografia muscolo-tendinea, radiografia o risonanza magnetica, per valutare lo stato del tendine e le eventuali patologie associate.

Trattamento conservativo

La maggior parte dei pazienti migliora senza chirurgia. Il trattamento iniziale si basa su un approccio progressivo e personalizzato.

Le principali strategie sono:

Modifica dei carichi

Il primo obiettivo non è immobilizzare completamente il braccio, ma ridurre temporaneamente le attività che scatenano il dolore. Riposo relativo, adattamento dei gesti lavorativi e sportivi, correzione tecnica e gestione dei carichi sono elementi fondamentali. 

Fisioterapia ed esercizio terapeutico

La fisioterapia ha un ruolo centrale. Gli esercizi di stretching e rinforzo progressivo dei muscoli estensori aiutano a migliorare la tolleranza del tendine al carico. I programmi riabilitativi includono spesso esercizi isometrici, eccentrici e progressivi, associati a educazione del paziente e correzione del gesto.

Tutori e ortesi

In alcuni pazienti può essere utile un tutore controforza o un supporto per il polso, soprattutto nelle fasi dolorose o durante attività lavorative. Il tutore non risolve da solo il problema, ma può ridurre temporaneamente lo stress meccanico sul tendine.

Farmaci

Antinfiammatori o analgesici possono essere utilizzati per il controllo del dolore, sempre valutando indicazioni, controindicazioni e profilo clinico del paziente. Non devono però sostituire la correzione del carico e il recupero funzionale.

Terapie infiltrative

Le infiltrazioni possono essere considerate in casi selezionati, soprattutto quando il dolore limita fortemente la funzione o il recupero conservativo è insufficiente.

Le infiltrazioni corticosteroidee possono dare beneficio nel breve termine, ma il loro utilizzo va valutato con cautela, perché non sempre garantiscono risultati duraturi e non correggono il problema biomeccanico alla base della tendinopatia. Alcune revisioni hanno evidenziato un beneficio a breve termine delle infiltrazioni con corticosteroidi, mentre il recupero a lungo termine richiede generalmente un programma riabilitativo adeguato. 

Quando serve la chirurgia?

La chirurgia è raramente necessaria. Può essere presa in considerazione nei casi cronici, resistenti a un trattamento conservativo ben condotto, quando il dolore persiste per mesi e limita in modo importante lavoro, sport o vita quotidiana.

L’obiettivo dell’intervento è trattare il tessuto tendineo degenerato e favorire una migliore guarigione della regione inserzionale. Prima di arrivare alla chirurgia, però, è essenziale verificare che il paziente abbia seguito un percorso conservativo corretto, progressivo e sufficientemente lungo.

Quando rivolgersi all’ortopedico

È consigliabile una valutazione ortopedica quando:

  • il dolore dura da più di 2-3 settimane;

  • il fastidio limita lavoro o sport;

  • c’è perdita di forza nella mano;

  • il dolore peggiora nonostante il riposo;

  • sono presenti formicolii o dolore irradiato;

  • l’episodio è insorto dopo trauma;

  • si vuole impostare un percorso terapeutico mirato.

Epicondilite laterale: perché una diagnosi corretta è importante

Il “gomito del tennista” non deve essere banalizzato. Trattarlo solo con riposo, farmaci o rimedi occasionali può portare a recidive e cronicizzazione. Una valutazione specialistica permette di identificare il grado della tendinopatia, escludere altre cause di dolore e impostare un percorso realmente personalizzato.

Da Ortho.Move — Ortopedia e Traumatologia, la gestione dell’epicondilite viene orientata a una valutazione completa del paziente: sintomi, attività lavorativa, sport, forza, carichi, esami disponibili e obiettivi funzionali.

L’obiettivo non è solo ridurre il dolore, ma recuperare movimento, forza e sicurezza nelle attività quotidiane.